Quando odi(avo) Linus – Radio Deejay

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Ascolto Radio Deejay. Lo faccio da anni. Per me, come per molte persone, è un gesto quotidiano irrinunciabile. Un giorno come un altro, durante la diretta di Deejay Chiama Italia, mi resi conto di quanto trovassi insopportabile Linus (aka Pasquale Di Molfetta, direttore della radio e conduttore del programma). Lo ammetto, l’ho sempre trovato antipatico, irritante. Così iniziai a riflettere. Come è possibile che il direttore di una radio che amo complessivamente perchè si differenzia dalle altre, mi stia sul cazzo? In fondo è anche merito suo se la radio ha un determinato format, se ha sempre tanti ospiti, se è sempre la prima a lanciare una canzone, se riesce a essere multifunzionale, farti compagnia come sottofondo o farti venire la voglia di ballare.
Lo osservo (la diretta è anche in Tv): educato, a modo, equilibrato, preparato, forse parla troppo di sport ma dice cose interessanti. Allora perchè mi stai così tanto sulle palle? Se io fossi…(d’improvviso mi si accese una lampadina): forse che quest’antipatia sia mossa da un sentimento d’invidia? No. Non ho mai invidiato nessuno. Io vorrei essere solo io. Sono sempre stato fortunato e realizzato. Non lo dico per dire. Una bella famiglia, amici veri, lavori interessanti, amori in quantità, sempre tutto sotto controllo. Non mi hanno mai interessato i soldi, la posizione, la popolarità, tutte cose a cui non miro. Allora cosa potrei invidiare ad un altra persona che nemmeno conosco? Le possibilità di soddisfare la propria conoscenza e curiosità. Ho sempre avuto una curiosità morbosa verso tutto ciò che è backstage, per le cose che stanno dietro ad ogni grande successo, per i veri pensieri di un grande personaggio, per le mille tecniche e possibilità di una strumentazione all’avanguardia. In tutto questo Linus è invidiabile. Incontra i più grandi cantanti, scrittori, attori e registi e intervistandoli ha la possibilità di conoscerne il dietro le quinte, quando le telecamere e i microfoni si spengono, il fuori onda, la vera vita quotidiana di personalità di spicco, di geni del proprio mestiere. Questo è il vero valore di un mestiere come il suo e sì, se devo invidiare qualcosa, invidio questa sua possibilità, per altro trasversale come in nessun altro lavoro. Non sto parlando di gossip, sia ben chiaro, ma di scambiare e condividere direttamente o indirettamente opinioni e conoscenze con leader di ogni settore dell’intrattenimento. Le tecniche usate, gli strumenti, i retroscena di un prodotto, i veri pensieri di gente odiata e amata da tutta Italia, la loro vera faccia. Tutto questo grazie ad un lavoro (indubbiamente più complicato, faticoso e meritato di come si possa pensare) che si riduce ad una chiacchierata amichevole e pubblica con una maschera calata sul volto: la descrizione di gran parte delle mie giornate. Questa è la breve storia di come a volte un “mi stai sul cazzo” è sinonimo di un “tanto di cappello”.

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