“[…]quindi poi in realtà tutto rimane, da qualche parte tutto rimane.
Il lavoro che si fà in una sala prove è proprio un lavoro. Ci si mette li e si lavora, si lavora, si suona si fanno andare le canzoni e si sente cos’hanno da dirci ste canzoni qua e si cerca di creare un filo narrativo però non lo puoi creare prima, il filo narrativo.
Poi cosa succede? che alla fine ti rendi conto che quando hai fatto una scaletta, una tournée il filo narrativo è sempre lo stesso però (questo schema) non lo puoi mettere prima perché se lo metti prima perdi tutto il gusto del farlo e diventa tutto meccanico anche se poi tanto alla fine arrivi sempre li, no? é un pò come dire che si muore.
Tutti si muore, è chiaro che alla fine poi moriremo, questa è la fine. La fine è che si muore, la fine della vita terrena e poi chissà cosa c’è; questo non si sà però la fine della vita terrena è che si muore.
Però se uno dice “eh tanto si muore” allora che costa, che serve… eh no! il bello è vivere, il bello è vedere dove, come si fà ad arrivare li, no? C’è qualcosa in questa cosa qui, forse, c’è qualcosa. Nei sogni, nei desideri nei percorsi umani nei processi umani c’è qualcosa, c’è un valore, difficile dire quale ma c’è un valore e se uno comincia a pensare che non c’è un valore in quelle cose li, inizia l’inferno, l’inferno dove spesso ci vogliono condurre anche. Noi siamo per la vita, per la vita intesa proprio che la vita è un casino. Non la puoi definire mai, non puoi mai dare un nome alle cose che succedono[…]”

Lorenzo Jovanotti Cherubini

Il senso del fare – Jovanotti

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Si (r)inizia

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