Nepal #8: conclusione e considerazioni.

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Sono le 4 del mattino. Abbiamo il primo aereo per Istanbul. Prasha ci aspetta. Si sempre lui. Uttam si sveglia e preparando del caffè nero ci porta i saluti di Ramiro. È tutto finito. Adoro i rientri, ma un pò di tristezza la sento. Uttam ci lega al collo due pashmine in segno di buon auspicio e mi regala un cd tibetano facendo le raccomandazioni del caso e ringraziando. Visibilmente commossi saliamo in macchina con Prasha, che, per rincarare la dose, intristito, mi chiede di scambiarci i contatti e augurandoci a vicenda buona fortuna ci scarica all’aereporto. È ancora chiuso. Una lunga fila ci attende, ma un signore distinto ci prende i bagagli e chiedendo di seguirlo ci fà saltare tutta la fila per poi reclamare una mancia. Se ne va via lamentandosi che non era abbastanza. Ai controlli i militari mi fanno buttare l’accendino, un bic. Non aveva nessun lavoro, ma odio separarmi dalle cose che mi hanno accompagnato in un viaggio. Ci discuto. Se non fosse per le scimmie che invadono il gate e mi distraggono avrei già riacquisito tutto il nervosismo occidentale.

È stato un viaggio intenso. Non mi sento di attribuirgli nessun’altro aggettivo poichè nè difficile nè facile (certo, forse non lo consiglierei a chi, per la prima volta, si reca fuori dall’europa).
Il Nepal è un paese strano. Personalmente, alcune cose, soprattutto in Kathmandu, hanno deluso le aspettative che avevo prima della partenza, ma allo stesso modo mi sono arrivate altre cose inaspettate.
Un detto popolare recita: “in Nepal ci sono tre religioni: induismo, buddismo e turismo”, ed è vero, gli stessi turisti hanno malamente abituato i locali alla contrattazione di tutto, anche delle pratiche religiose, ma questo non vuol dire che non si possa più trovare genuinità tra la gente. Certo la visione “tibetana” che avevo del Nepal esiste, ma non a Kathmandu appunto.
Ciò con cui torno sono sensazioni e pensieri che si dilatano nel tempo: sono le piccole cose vissute là che qui acquistano ogni giorno più significato e peso. Un paese del genere lo apprezzi molto di più quando ricadi nella routine occidentale e capisci che ciò che là ti sembrava strano, c’è anche qui, è semplicemente diverso, folle. In Nepal esistono poveri e ricchi, meschini e onesti, simpatici e antipatici come in ogni angolo del pianeta, e come ovunque esistono, paesaggi bellissimi e paesaggi desolanti, catapecchie e ville, esistono stagioni calde e stagioni fredde, culti affascinanti e culti stupidi, esistono felicità e tristezza ed ho capito che se in alcuni casi lì la vita mi è sembrata più bella, altro non è stato che il valore che gli stai dando: in un paese dove la natura è maestosa tanto quanto i disastri della civilizzazione, dove la religione è tanto mistica quanto il materialismo delle persone è forse più ovvio, più facile comprendere quelle persone tra loro che ancora credono che vivere liberi sia più importante che vivere per arricchirsi, che l’esteriore è importante tanto quanto l’interiore, che la fretta và più dosata della calma.

Non mi sento di elencare, parlando in termini assoluti, di pregi o difetti. Posso solo dire che, belle o brutte, sono state sensazioni che dovevo vivere. Malgrado abbia viaggiato molto, questo è l’unico tra i miei viaggi che perdura così a lungo dopo il rientro: ancora oggi, alla data in cui scrivo quel viaggio non è ancora finito.
Ho scoperto di cose gravitate nella mia vita prima del viaggio che già avevano a che fare con il Nepal, la cultura, le religioni, oggetti posseduti, letture, canzoni e tutt’ora scopro nuovi legami e conferme che mai prima di quel viaggio avrei potuto comprendere.
Ecco questo credo sia davvero ciò che ho trovato in Nepal, la miglior prospettiva che ti puoi augurare da un viaggio: che questo continui oltre il viaggio stesso, che sopravviva allo spazio sopravvivendo nel tempo, che inizi senza davvero finire.
Per me tutto questo è stato il Nepal, ma non per questo te lo consiglio, non c’entra il luogo: per te potrà essere il Nepal, o forse la Cina, l’Europa, l’America, l’Africa, l’Italia stessa, chi lo sà, non importa dove e quando, ti auguro che ti accadrà.

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