Nepal #7: Bhaktapur, Namobuddha e Nagarkot.

Appunti di Viaggio, Foto 1 Commento

→Vai alle foto
Qui trovi la parte #1
Qui trovi la parte #2
Qui trovi la parte #3
Qui trovi la parte #4
Qui trovi la parte #5
Qui trovi la parte #6

La notte è stata decisamente più confortevole rispetto alle precedenti. Sveglia, colazione con calma attendendo l’arrivo di Prasha che, come al solito, è puntualissimo. Pochi chilometri d’auto, eppure sembra molto stanco, per portarci a Namobuddha. Lui, li ci attende, è un tempio buddista, in cima ad un promontorio. A Namobuddha c’è silenzio, tanto silenzio, quasi da non voler parlare per non romperlo. È una bella giornata, fa molto caldo. Il tempio si affaccia sulla vallata quel tanto che basta da percepirne l’altezza e l’imponenza oltre a provocarmi un poco di sbandamento vertiginoso. Il tempio è ricoperto in gran parte d’oro, ci sono alcuni orari di visita per cui proseguiamo oltre, attraverso alcune abitazioni, verso una collina collegata dove migliaia di bandiere tibetane di preghiera sventolano ammassate e appese su fili che formano una piramide. C’è così tanto silenzio e pace da riuscire a distinguere il vento cambiare rumore a mentre cambia direzione. Raggiugiamo le bandiere, al di sotto di esse, come in una enorme capanna indiana di quelle che si costruiscono da piccoli in giardino, non puoi fare a meno che fermarti, sederti, in silenzio: tutt’intorno sembra al di sotto di te, le aquile volano alla tua altezza e il panorama è perdita d’occhio. Non sappiamo quanto tempo stia passando, inermi, increduli a guardare quello spettacolo per entrambi la sensazione è la medesima: armonia, pace.
Un monaco sbuca, saluta con un cenno e chiede ad Elena: “Nepali?”, l’ennesima conferma che credano sia del luogo. Da qui si possono vedere file di monaci camminare nei giardino del tempio. Si muovo in molti, devono aver finito di mangiare, è già passata più di un ora così scendiamo di nuovo verso il tempio, quasi a malincuore. Una donna è seduta sull’uscio di casa a pettinare i suoi capelli lunghissimi e neri. Alcuni anziani mendicanti siedono in fondo alla riva. Tutto è silenzio, tutto è lento. Risaliamo di nuovo la collina per arrivare al tempio. Ci togliamo le scarpe ed entriamo all’interno verso la stanza del Buddha d’oro. Non si possono fare foto purtroppo, anche se credo che nemmeno il miglior scatto del mondo riesca a fermare le sensazioni che quell’enorme, possente luccicante e colorata stanza trasmetta. Le pareti sono alveari d’oro ed in ogni cavità una statua del Buddha d’oro. Al centro un gigantesco Buddha in preghiera anch’esso d’oro e tutt’intorno diverse sculture e ornamenti e greche coloratissime e dorate. Un tripudio per gli occhi senza essere invadente, tutto è in armonia malgrado tanta opulenza.
Camminiamo per il tempio, cercando di assorbire il più possibile quella sensazione di calma interiore per poterla fermare e portarne con se un poco durante il ritorno. Sono ormai passate diverse ore e scendendo al parcheggio, il solo vociferare di una manciata di persone al bar sembra essere frastornante. Prasha sta dormendo all’ombra su di una panchina. Prima di svegliarlo facciamo uno spuntino.

Ramiro ci avverte che a Nagarkot è nuvolo, per cui, anche se un poco diffidenti decidiamo di tornare a Bhaktapur, in fondo Namobhudda è stato molto inteso da aver riempito la giornata senza lasciar la voglia di vedere altro. Arrivando in città scorgiamo i nuvoli neri sopra Nagarkot. Salutiamo Prasha e facciamo un giro per la Durbar Square. Bhaktapur è per la maggior parte formata da edifici storici, sembra di camminare nel passato, tanto che tramontato il sole non ci sono lampioni, ne luci. Ceniamo in un piccolissimo locale vicino all’alloggio, così piccolo da essere solamente una stanza, a metà tra un soggiorno e una sala da pranzo. Tutto è fatto in casa, sono tre persone, una famiglia credo, parlano tutti lentamente, quieti, gentili. Sono passati ormai dieci giorni eppure quella semplicità ancora mi lascia disorientato e mi ricorda in continuazione quanto sia folle lo stile di vita occidentale tanto da rimanere sveglio sul balcone dell’alloggio ancora un paio d’ore pensandoci mentre osservo la città addormentarsi.

È mattina, di nuovo, stiamo ormai lasciando il Nepal, stanotte andremo all’aereoporto. Prasha ci attende per portarci a Nagarkot. Da qui, si dice, si gode di una vista spettacolare sulle montagne. Una mezz’ora di auto per arrivare al piccolo paese arroccato tra le montagne. Malgrado debba ormai averci fatto l’abitudine, di nuovo la sensazione è quello di essere dentro ad uno dei miei videogiochi di avventura. Certi luoghi, la loro strana e diversa semplicità e il loro distacco da ciò che comunemente noi occidentali siamo abituati a vedere in fondo li ho sempre solo visti nei paesaggi di fantasia.
Purtroppo le nuvole sono persistenti, lo sapevamo, la stagione dei monsoni non è la migliore, ma la mia ostinazione è tanta da indurmi ad andare a cercare da solo un punto di vista migliore abbandonando Elena e Prasha, visibilmente stanchi, vicino ad un piccolo tempio. Nonostante le nuvole si percepisce comunque la maestosità di quelle montagne.
Alcuni scatti, consapevole che non riuscirò mai ad immortalare ciò che quel paesaggio dona attraverso gli occhi, per cui mi fermo un attimo ad osservalo cercando di imprimerlo nella mente. Sto salutando quel luogo, il Nepal in generale, forse non ci tornerò mai più. Sulla via del ritorno troviamo un piccolo negozio di souvenir dove, attirato dalla musica, scopro con piacere alcuni cd di fusion tra musica tradizionale Nepalese e Jazz. Consapevoli che Nagarkot sarà l’ultimo luogo di quiete che vedremo, saliamo in macchina e dopo un ora di macchina siamo di nuovo nel caos di Kathmandu.

Ramiro è nel cortile ad accoglierci. Ha chiamato il suo “hotel” MiCasa ed effettivamente tornarci è proprio un pò come ritornare a casa. Chiacchieriamo bevendo birra, non dobbiamo far altro che rilassarci, sono le ultime ore in Nepal. Destino vuole che proprio in quelle ore incontriamo tre nuove ospiti italiane, appena arrivate al MiCasa: sono di Genova, e arrivano dall’India. Sara, Silvia ed Erika. Così decidiamo di passare la serata insieme andando a cena, scambiando impressioni di viaggio, consigli, suggerimenti e storie.

Foto