Nepal #6: Gorkha.

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Dopo una notte poco riposante sul materasso di foglie a colazione conosco Larry, canonista entusiasta dall’Alabama, è venuto a trovare la figlia, la ragazza conosciuta sul tetto ieri, visto che in Nepal ci starà due anni. È diretto a Chitwan ma non sapeva dell’alluvione, lo saluto e riattraversando il villaggio sotto gli occhi degli anziani ci dirigiamo verso Gorkha, una città fortificata sulla cima di una montagna, costruita dal re che riunì i tre regni del Nepal. Dopo due ore e 2000 gradini in pietra attraverso la foresta arriviamo ad un tempio indu vecchio di 250 anni passando per un campo militare in cui mi intimano con un fucile di non scattare fotografie. Purtroppo il tempo non ripaga la fatica, e la solita nuvola copre parte del paesaggio ma lascia comunque intravedere la vallata e la posizione strategica di quel posto in cui la sensazione è proprio quella di poter dominare il territorio a perdita d’occhio. Posti come questo sono difficilmente descrivibili e catturabili: è come camminare in una gigante attrazione di un parco di divertimenti a tema Indiana Jones, dove tra la vegetazione sbucano altari sacri e la presenza dell’uomo (moderno) è appena accennata da alcune baracche di legno e pietra sparse tra la vegetazione. Duemila scalini in salita sono faticosi, ma duemila scalini in discesa sono fastidiosi: in una piccola baracca troviamo dell’acqua e una cesta di cagnolini appena nati, tra i sorrisi dei bambini e gli sguardi sospetti degli anziani rientriamo alla piazza. Mancano 6 ore di viaggio nella vallata, in una strada tortuosa che costeggia il fiume bianco. Compriamo ad una bancherella delle patatine al masala per ingannare il tempo. Dopo circa tre ore siamo fermi. Si vocifera di problemi politici. Le persone, ormai scese dai veicoli ci passano a fianco fissandoci e soffermandosi senza inibizione a scambiarsi pareri tra loro come davanti ad un acquario. Dopo circa tre ore due coraggiosi si avvicinano parlando in inglese: chiedo informazioni e mi spiegano che diversi camion hanno bloccato la strada (l’unica via percorribile) in segno di protesta contro il governo che ha imposto tasse sul prelievo di sabbia dal fiume. Capiamo anche il perchè di tanti occhi addosso: Elena viene scambiata per una giovane nepalese mentre io per un occidentale dall’età indefinita avendo i capelli grigi, inoltre il tabacco che rollo può sembrare droga ad una rapida occhiata. Scambiamo impressioni sui rispettivi paesi sino a che, circa un ora dopo, la situazione si sblocca e finalmente dopo quattro ore di sosta forzata ci rimettiamo in viaggio sotto una pioggia incessante. Tre ore e arriviamo a Baktapur. È ormai buio da diverso tempo, dal balcone vedo solo le luci delle case, i soliti cani randagi che lottano e una strada sterrata in cui un pickup, evitando le buche, illumina un ubriaco che barcolla. 4 ore di cammino e 10 di viaggio mi sembrano un sufficiente motivo per tralasciare qualsiasi attività serale che non sia una doccia e un pò di relax.

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