Nepal #5: Bandipur.

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Lasciando Pokhara, sulla solita auto con i tappetini in lana sui sedili e Prasha silenzioso, dopo tre ore circa siamo a Bandipur, un villaggio newari arroccato sulla montagna. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato a centinaia di anni fa. Attraversiamo il villaggio a piedi (una sola strada con diverse gradinate) sotto gli occhi imperturbabili degli anziani locali. Ogni cosa, dalle case alla pavimentazione in sasso è vecchia di secoli. Le anziane del luogo, vedendomi con la macchina fotografica si coprono il volto, mentre i bambini a metà tra paura e curiosità cercano un sorriso. Nella piazza due uomini mascherati stanno inscenando un rito per allontanare i demoni accompagnati da tamburi e strumenti in legno.
L’alloggio è proprio sulla piazza, un antichissima casa newari in mattoni e legno, senza vetri, ma con alcuni pannelli solari che alimentano delle lanterne e la wifi, l’acqua è raccolta con delle cisterne sul tetto dove conosciamo una ragazza dell’Alabama, in missione per conto di un organizzazione governativa per la sanità che l’ha spedita lì dopo la cambogia: si dice stupita di incontrare altri stranieri nel periodo dei monsoni proprio a Bandipur. Attendiamo il tramonto e, con gli occhi di tutti gli abitanti addosso, passeggiamo fino ad un grande albero sacro fuori paese dove cani randagi si rincorrono, indu si scambiano oggetti sotto un grande albero e i bambini giocano a rincorrere un maialino nero e peloso. La vista è mozzafiato, è come essere su di un enorme terrazza affacciata sulla valle. Tornati alla piazza troviamo i festeggiamenti Tiche già iniziati. Il tempo di una doccia illuminando il bagno con la torcia e scendiamo a mangiare dal bhat e momo, mentre le donne continuano a ballare senza sosta. Un poco di birra all’alloggio: la porta è chiusa da due catene arrugginite incrociate e fissate con un lucchetto. La stanza buia, così polverosa da rendere l’aria a fatica respirabile, le finestre in paglia, osservo il soffitto di un metro e ottanta circa e penso che in fondo i demoni sono già stati scacciati al nostro arrivo.

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