La lezione di vita

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20130503-160638.jpgSono sempre di corsa io. Anche se non ne avrei motivo, me lo creo, perchè riesco a essere in ritardo sempre e comunque e così vivo correndo da un posto all’altro. Io mi annoio, sono irrequieto, dopo poco, mi infastidisco a stare fermo, divento apatico invece di godermi i momenti, gli attimi, i luoghi, le persone. Quando sto facendo qualcosa penso già a cosa farò dopo. Anni che mi ripeto di rallentare, di camminare con il naso all’insù piuttosto che correre guardando in giù. Qualche giorno fà avevo già pianificato tutto fino all’ora di coricarsi ma per una serie di circostanze mi sono ritrovato a dover stravolgere i miei piani per portare mio nonno, 98 anni, in macchina fino al paese vicino, ora, non è importante dove e perchè, semplicemente dovevo andarci. Non potevo fare altro che guidare, non sà che fumo e non avrebbe capito la mia fretta di correre a casa a fare sport, preparare la cena e seguire in diretta una serie tv per poi “lavorare” al computer. Così non ho fatto altro che fare ciò che dovevo fare, guidare. Lui, serio e inizialmente spaesato e titubante si è via via trasformato in qualcosa di molto simile ad un bambino: affascinato e stupito da ciò che lo circondava, non parlava e sembrava ammirare ogni metro del tragitto. Io quelle stesse strade la faccio ogni giorno, due volte per la precisione, al mattino e la sera, che cosa ci troverà di tanto interessante, pensavo tra me e me. “Che belle cose che hanno fatto” mi dice ad un tratto. “Guarda questa strada, e queste case, e qui…” indicando alcune aiuole. Macino chilometri ogni giorno nelle stesse zone e solo quella sera, con lui, ho notato tutti i particolari. Gli alberi, il manto stradale, le luci, i campi, le case, le macchine e le persone. Non stavo facendo nulla di tutto ciò che mi piace fare solitamente, non stavo comunicando con nessuno ne condividendo attraverso la rete, ero semplicemente una persona “scollegata” che si limitava a guardarsi in giro ma mi stavo divertendo, incuriosendo. Improvvisamente in ogni metro ho visto particolari mai visti, immagini affascinanti da volersi quasi fermare a osservare: le semplici espressioni della gente, gli animali, gli alberi, la geometria della strada, l’odore dell’erba, l’umido della sera e il silenzio delle 20.00, il suono dei televisori nelle case, il rumore delle gomme sull’asfalto. Non abbiamo fatto altro che girovagare, senza meta, semplicemente a guardarsi in giro, una cosa sola fatta con calma, per più di un ora, come due persone che non hanno nient’altro da fare, perchè in fondo, a ben pensarci da DOVER fare non avevamo proprio nulla.
Ho creduto, erroneamente, che oramai a quell’ anziano e stanco signore di provincia, che ha dedicato la vita al lavoro, non fosse rimasto più nulla da insegnarmi. Ma senza nemmeno parlare è riuscito a darmi una lezione degna dei precetti orientali che cerco con affanno nei miei libri provenienti da ogni angolo del mondo, degna di un monaco zen delle remote regioni del sol levante e l’ha fatto semplicemente rimanendo se stesso, mio nonno: il bello è in qualunque cosa, bisogna saperlo vivere, nel giusto modo, con consapevolezza, rallentare.

 

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