Il Mandala

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20130108-125749.jpgTi sarà capitato almeno una volta nella vita di imbatterti in disegni articolati e concentrici, a volte psichedelici e geometrici altre più raffigurativi. Anche se più presente nelle culture orientali, questo tipo di raffigurazione si ritrova in quasi tutte le culture di ogni epoca e locazione geografica, a partire dal paleolitico. Il Mandala (letteralmente cerchio) nella cultura buddhista, trova il suo corrispettivo nell’induismo con il nome di Yantra (strumento), mentre nelle culture occidentali è spesso raffigurato in edifici religiosi dove ad esempio si vede il Cristo al centro con i quattro evangelisti.

Oggetto di studio per diversi anni da parte dello psicoanalista Carl Gustav Jung (26 luglio 1875 Kesswil – 6 giugno 1961 Küsnacht), il mandala viene considerato mezzo per un vero e proprio viaggio interiore attraverso la sua creazione. I buddhisti, che riconoscono il mandala solo come rappresentazione fisica di un viaggio mentale di consapevolezza, compongono questi simboli con della sabbia per poi lasciare che vengano distrutti dal tempo e dagli agenti atmosferici per poter ricordare la caducità delle cose e della vita. La forma concentrica rappresenta il processo di formazione dal centro e ritorno, analogamente al processo della formazione del cosmo.
Disegnare un mandala oltre ad essere un esercizio molto rilassante, permette un riequilibrio interiore:

“Secondo Jung, durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno. Ma c’è di più: oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma Marie-Louise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.”

Non esiste un mandala giusto e nemmeno un modo sbagliato. Sono rappresentazioni di sè in quello specifico momento. La scelta delle forme e dei colori deve essere dettata per lo più dall’istinto e dalle sensazioni. Tuttavia esistono semplici accorgimenti, come quello ovvio di partire dal centro o dalla circonferenza, per far sì che il disegno sia equilibrato ed effettivamente concentrico. La lettura, benché articolata, è altrettanto semplice: si tratta di stendere una lista abbinando ad ogni tratto e colore usato delle sensazioni o dei pensieri, il risultato sarà mappa/guida all’interpretazione del disegno.

Un piccolo trucco: inizia con un cerchio al centro, decidi un tipo di forma (può essere anche una linea) e aggiungila in modo simmetrico intorno al cerchio. Otterrai qualcosa di molto simile ad un sole o un fiore. Ora prosegui ripetendo il precedente passaggio, aggiungendo una forma alla volta.

Buon viaggio.

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