3083: diario di viaggio. #5 di 8

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GALLIPOLI
Sono sudato, mi alzo, sono le 9.00, inutile cercare di dormire. Doccia, colazione, ho solo 2.00 euro e non c’è un bancomat in campeggio. Un caffè 1 euro. Una brioches di più. Aspetta, una mini-brioches 1.00 euro. Bene. Dò l’ho scontrino sornione: “caffè e brioches”. Mi rifila un mini croissant. Cazzo ho bisogno di un bancomat. Ho bisogno di riposo. Sono le 10.00 e già accendono la musica, Caparezza,caparezza le animatrici si preparano. Aiuto. Torno da Dado. Cerchiamo un pò di riposo all’ombra degli alberi, fino alle 16.00 con l’aiuto di due materassini da piscina acquistati al bazar del campeggio. Col piffero che “dormo” ancora per terra. Dado è sempre più in fase down. L’obiettivo della giornata, almeno uno di questi, è raggiungere il Samsara Beach. Il bagno più gettonato a quanto pare. Aperitivi spettacolari. Bene. Lo raggiungiamo.
samsaraUn bagno di folla in 500 mq, forse meno, i bicchieri di plastica del mojito galleggiano in mare, c’è gente ovunque, qualcuno sta già male per il caldo o per l’alcool, gente esaltata per un vocalist, una manciata di cubiste e un fotografo sul tetto del bagno. Annunciano Tommy Vee. Non si riesce nemmeno a prendere da bere. Che grana. Decidiamo di lasciare quel casino e dirigerci verso il campeggio, verso punta suina, dopo aver preso una birra da un venditore ambulante ed aver incontrato e riconosciuto dopo il ragazzo della scena della mitragliatrice in Gomorra. Lo fermano tutti per una foto, ma anche lui, come noi sta cercando una via d’uscita da quella spiaggia. Arriviamo a punta suina in autostop, il guidatore ci dice di essere uno di quelli che fà servizio navetta, se mai volessimo fare una “donazione”. Che faccia di tolla. Va bè. anguriaSugli scogli aspettiamo il tramonto con un cocomero alcolico, ma delle nuvole sull’orizzonte rovinano il finale. Un gruppo di veneziani, credo, fà gran festa con un gruppo di sconosciute straniere, credo, hanno tutta l’aria di gente sposata e infelice inebriati dall’alcool e da due tettine. Che pace. Osservo il faro, la musica a 130 bpm che c’è nel locale fà lo stesso effetto di un tamburo sciamano e lascio che la mente viaggi. Di nuovo guardo indietro, tra i ricordi, di nuovo mille volti, parole, gesti vissuti. Non credo cambierei nulla del mio passato. In fondo ciò che sono ora, dove sono ora, in qualche modo lo devo ad ogni singola situazione e avvenimento della mia vita.

Ritorniamo al campeggio, doccia, questa volta con calma, qualche chiacchiera con i simpatici vicini. Si parla di Reggae, differenze tra nord e sud, pregi e difetti, e scopri di aver molto più da condividere con persone a 1000 km da te a volte piuttosto che con gente che vedi tutti i giorni. Siamo in linea con gli orari del posto. Direzione centro storico Gallipoli, li, ci dicono, sono locali più easy, dove due parole le riesci a scambiare, senza dover perforza far finta di diventare pazzo per il dj della serata. Chiamiamo una navetta, ma troviamo altra gente, che le ha già chiamate e stanno cercando una soluzione. Tutte non disponibili. Il bus di linea sembra già essere passato o non passare. Prendiamo la macchina allora. Ogni entrata a Gallipoli è bloccata da Km di coda, abbiamo fame. Ci perdiamo in ¨n paese vicino e dopo un’ora, senza soluzione siamo di nuovo al campeggio. Siamo bloccati lì. Proviamo un locale ai piedi del camping, il Mako, 1 km di passerella sulle rocce per scoprire che è vuoto. Rassegnati torniamo al campeggio. Doveva andare così. Girovaghiamo nel campeggio fino alle 2.00, la gente ancora si sta preparando per la serata, “in qualche modo ci arriviamo a Baia Verde” ci dicono. No grazie. Scopro che la musica martellante che accompagna le nottate del campeggio fino alle 5.30 del mattino nient’altro proviene che dal Picadoro, “noto locale trans-gay della zona”, a detta della guardia. È a 200 m dal campeggio. È tardi, tanto vale dormire, sono due giorni che non chiudo occhio  ormai.

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