10 regole per (sperare di) conoscerla (e la crisi dei 20-30enni)

Indicando con la Pipa 1 Commento

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Ultimamente mi capita sempre più spesso di incontrare, parlare o semplicemente notare maschi nati tra gli anni 80 e  90 che sembrano dei consumati ragazzi di strada ma che in realtà (come direbbe il mio amico Samuele) iperconpensano la loro non più ritrovata leggerezza nell’approcciare l’altro sesso: insomma non battono chiodo.
Sono tanti. Tantissimi. Le colpe ricadono sui più svariati argomenti in affermazioni tipo: “è l’era dei social e non si parla più”, “la serata faceva schifo”,”non c’è più in giro nessuno”, “le discoteche di una volta quelle si che erano fighe”. E a meno che tu non sia già felicemente convivente o sposato o abbia trovato la tua metà, fai sicuramente parte di questa schiera. Si perchè i più giovani si fanno i selfie dopo aver fatto all’amore, i più “vecchi” mandano a puttane i matrimoni tradendosi o andandoci direttamente (a puttane), ma tu, nato o vissuto a cavallo tra Bim Bum Bam e i Simpson, hai notato un calo del tuo successo con le donne drammatico (o che magari non c’è mai stato). Ti tormenti e incolpi la qualunque, te la prendi con il sistema.
Ma la verità è un’altra: l’estate è scoppiata, i tuoi ormoni sono ormai agitati e incattiviti come gli All Blacks prima di un incontro. Non riesci più a farti dare il un numero di telefono da una donna, nemmeno se  questa fosse tua sorella.  Vaghi di locale in locale alla ricerca di una storia estiva come un cane antidroga in pensione che annusa ogni angolo alla ricerca di un grammo. Ma la storia è sempre la stessa e si ripete come le gite domenicali al lago di una coppia di provincia annoiata: esci di casa convinto, ti dai un tono perchè probabilmente hai passato più del doppio del tempo che usualmente spendi davanti allo specchio per prepararti  e quindi ti autocarichi a molla come quelle macchinine che tiri indietro e lasci andare. Sali in macchina come se Spielberg ti stesse riprendendo e ti incontri con gli amici per bere un minimo di alcool anche se sei astemio, perchè questa è la serata giusta, te lo senti, e deve partire bene con il ritmo giusto, perchè stasera non ce nè, stasera si tromba!
Torni a casa ubriaco marcio, ben che sia andata ti sei preso un paio di no o di alzate di sopracciglio e se ne hai ancora le forze, dopo aver vomitato, ti seghi.
Il giorno dopo prima di prepararti ti tormenti: perchè la serata era iniziata bene, c’era anche un sacco di figa in giro e tu prima di iniziare a far calare il livello del sei in modo proporzionale all’alcool che ingerivi e finire a provarci con una 15enne obesa e che per giunta se la tira, eri proprio convinto di svoltare.
E ti tormenti,  ti interroghi.
Tutto sommato non sei un cesso, dicono anche simpatico, eppure non fai una sana e incomplicata (non lo sono mai) trombata da quella lontana festa di compleanno in casa di un tuo amico dove hai incontrato la “generosa” con cui, per qualche fortuito volere astrale, sei riuscito a parlare prima degli altri (molto probabilmente perchè l’avevano già ciulata tutti). Inizi a pensare di essere davvero uno sfigato.
Insomma ultimamente il tuo gioiello da riproduzione non vede altro che la pagina novità di YouPorn e te ne disperi. Ti tormenti.
Hai persino cambiato profumo su consiglio della tua amica (che innamorata di un altro ti ha indicato il profumo di quello lì come un profumo da “te-la-do-subito”),  ma stai sbagliando e non capisci proprio dove.
Se, malgrado tu faccia fatica ad ammetterlo, ti rivedi anche un pò in quanto esposto sopra (che poi è una piaga più diffusa di quanto si voglia far credere) smettila di tormentarti perchè questo post fà per te.
Non sono Hitch ma tu hai il testosterone così alto che anche le “regole” apparentemente più banali ti sfuggono e forse ti ci và una rinfrescata. Non può che migliorare la tua situazione attuale di pippaiolo depresso.
Magari non riesci a portarti a casa un numero di telefono nemmeno così, ma ormai hai letto fino qui quindi tanto vale buttar via altri 5 minuti,mal che vada puoi sempre tornare su YouPorn e consultare la sezione promozioni abbonamenti annuali.

1) Triismeglcheciu.
Il numero conta. Te che sei cresciuto con il mito cantato da Max Pezzali (anche se un poco più vecchio di te) credi ancora negli anni delle grandi compagnie e giri ancora in 10 come un branco di liceali in cerca della limonata alla gita scolastica a Praga. No! No! Le ragazze fanno parte del genere umano e che tu ci creda o no, malgrado le continue gang bang su youporn ti abbiano convinto del contrario, anche loro si vergognano e rimangono intimidite da un folto gruppo di maschietti con gli occhi sgranati che si sgomitano al passare di una gonna corta.
Se la compagnia non ce l’hai più perchè sei uno sfigato oppure perchè hai intuito che non si rimediava nulla in così tanti, come molti nella tua situazione, hai pensato che il numero ideale fosse il minimo indispensabile: tu e il tuo amico più fedele (o più omertoso per le sere in cui cadi veramente in basso) che vi fate da spalla a vicenda. Noooo! Sono finiti i tempi di Beverly Hills 902010 in cui lo sguardo e la pettinata facevano tutto, a meno che siate entrambi carismatici e al tempo stesso di bell’aspetto (e quindi in questo momento stai broccolando al posto di leggere il blog di un ipocondriaco), fate la figura degli sfigati. Le ragazze, per quanto ingobbite sul telefono, si accorgono che siete appoggiati al muro del locale con lo stesso sguardo della moglie di un marinaio che scruta l’orizzonte nella speranza di vedere arrivare una nave.
Due è il numero delle donne. Le ragazze (di solito le peggiori) si tengono per mano, vanno in bagno insieme, scelgono l’amica per le confidenze e cose di questo genere. Gli uomini no!
Ne troppi ne troppo pochi. Tre è meglio.
Tre perchè se la tua spalla non piace all’amica di quella che punti (e che hai notato mentre andavano in bagno insieme), c’è sempre la chance che possa piacere il terzo. Da che mondo e mondo tra gentiluomini ci si aiuta e ci si sacrifica no?
Tre perchè sembra ponderata la scelta: non ci sono tre amici del cuore, da più l’idea di una selezione oculata dei migliori, una sorta di Dream Team o corpo speciale.
Tre perchè per ampliare la possibilità di riuscita puoi rappresentare i più diffusi steriotipi di maschio (il simpatico, il timido e l’amicone) e vedere quale dei tre può avere successo su chi: come i tre moschietteri, uno per tutti e tutti per uno. Per la legge delle probabilità la prossima volta toccherà a te.
Tre perchè se sei in due tre donne come le gestisci? (di solito una delle tre si ingelosisce e punta ad andare a casa)
Tre perchè se uno dei tre trova una vecchia conoscenza e si butta sul revival per calmare i bollori perlomeno non rimani da solo come uno stronzo.
Tre perchè in macchina due ci stanno e se son tre una và in braccio.
Tre che poi va bene anche quattro, ma tanto di solito su quattro uno alle 23 sta già vomitando.

2) “bicchiere in mano e sguardo da duro”.
Sempre influenzato da Max Pezzali, malgrado fosse chiaramente ironica la frase non puoi fare a meno di replicarla. Probabilmente con l’altra mano se non è occupata da una sigaretta stai usando il cellulare (che poi non ti si incula nessuno). No. Smettila. Lo sguardo da duro è passato come Solange. Non sei ne il modello di Dolce&Gabbana che esce dal mare col mini costume bianco ne quello che addenta il polipo ne Ciak Norris o John Wayne. Al massimo puoi ricordare la magnum di Ben Stiller. Togliti quella cazzo di espressione che fai quando ti guardi allo specchio mentre ti pettini e sorridi, ridi e parla, cerca in tutti i modi di mantenere la conversazione con i tuoi amici a costo di dire a turno le tabelline perchè fino a quando starai  in fila con loro come nei western a lumare ogni singola forma di essere vivente femminile farai e farete la figurata di tre scontati sfigati. Parla, e tra un discorso e l’altro, magari in un momento di euforia butta un occhiata, ma ancora meglio potresti senza rendertene conto scontrarti con qualcuna a cui chiedere scusa potrebbere essere un buon approccio iniziale.

3) Il ritrovo.
Solitamente ti ritrovi con gli amici a uno dei bar di zona, di solito quello dove c’è perlomeno una barista, e se entrambi hanno le bariste perchè si sono fatti furbi, quello in cui la barista ha le tette più grandi. Sbagliato. Per quanto tu sia affezzionato ai luoghi di infanzia e legato al territorio, il luogo di ritrovo è un elemento insottovalutabile. Il bar di paese o della tua zona, specialmente dove ci lavora la barista che sembra un pò zoccola, in realtà è pieno di uomini o altrimenti vuoto. Tu nel momento più carico e colmo di aspettativa dell’intera serata, con il testosterone a mille e l’orgoglio ritrovato dopo la vomitata della sera prima ti ritrovi in un bar di uomini? Come dici? La barista ti sorride sempre? Lo fà con tutti, daicazzo! Il preserata và fatto nei bar più frequentati intorno alla meta prescelta per la notte, fa niente se lontani da casa vostra, è il momento in cui ancora non sbiascichi e non c’è la musica a tutto volume, momento perfetto per gettare le basi o conoscere qualcuno che potresti ritrovare nello stesso locale in cui vai dopo. Di cosa pensi di poter parlare quando te la troverai davanti alla cassa che pompa a tutto volume? Così perlomeno saresti a metà dell’opera.

4)Occhio a cosa dici.
Nella maggior parte dei locali notturni non si parla, perlopiù si grida come le vecchiette sorde che si ritrovano la mattina al mercato. Si grida e per farsi sentire si aumenta la mimica facciale e lo stesso fa chi ti ascolta, risultato? Oltre a sembrare un ebete con i suoi amici ebeti, la gente sente e intuisce cosa dici, quindi se stai parlando di squirting e smetti poco prima che passi un gruppo di ragazze (magari anche accentuando che ti sei interrotto con la stessa mimica di un bambino che ha detto per la prima volta una bestemmia) non ti chiedere come mai nemmeno l’ultima del gruppo che assomiglia tanto ad un comodino con i pedali non ti abbia degnato di uno sguardo. La stessa cosa vale per i gesti e le azioni.Sei in missione per conto dei tuoi ormoni e che tu abbia fatto il militare o sia appassionato di film di spionaggio dovresti sapere che in missione non si scherza e la missione si conclude solo a casa, e a volte nemmeno a quel punto. Quindi il racconto dell’ultima puntata de “la moglie e il cavallo”, la scoreggia infiammata, o il rutto parlato (se proprio devi)  conservali per quanto sarai di rientro al campo base.

5) Apprezzamenti.
Questo potrebbe essere anche un sottoparagrafo del punto 4, ma per te che il sangue ormai ce l’hai concentrato dalla vita in giù merita un excursus a sè. Le donne amano i complimenti ma questo non vuol dire che apprezzino sentire “che figa”, “ohlamadonnacheculo”, o bisbigli simili con gli occhi fuori dalle orbite e il gomito che picchietta sull’amico. No! Alla meno peggio potrai sembrare un cafone, a cui il soggetto del commento, se molto educata, rivolgerà un sorriso di compassione. I commenti tra amici sono banditi, se veramente vuoi fare un complimento che non includa le parole tette-culo-figa, prendi coraggio e faglielo guardandola negli occhi (ecco magari non mentre è in cerchio con le amiche) e poi lasciala andare per poi ritrovarla dopo. E questo introduce il prossimo punto.

6) A piccoli passi.
Per sfinimento non te la dà nessuno. Quindi togliti dalla testa di caricarti di alcool tutta la serata per trovare il coraggio di andarle a parlare all’una di notte e ammesso e concesso che tu riesca a trovare un filone logico tra i discorsi senza senso che le farai, cercare di placcarla come un giocatore di football americano fino a quando ti dica qualcosa che lasci pensare che te la dia. No no no. Una battuta fatta bene. E via. Un gesto se la reincontri. Un occhiata da lontano. Piccole cose, ponderate, gentili ma non zerbine, la fretta è nemica. Decide lei, e se non è stasera sarà la prossima ma almeno ti sei portato avanti. Non pedinarla per il locale, tanto la gente all’interno si sposta in modo ricorsivo come nella vasca tonda della corrente dei parchi acquatici. Calma, piccoli gesti, ben pensati ma spontanei. Niente “che ore sono” o “hai d’accendere”, cazzo con tutti i cartoni giapponesi che hai visto possibile non ti sia rimasto un minimo di fantasia? Pensaci prima con calma a casa al posto di masturbarti chiedendoti che effetto farebbero quelle frasi a te. Allenati con tua sorella. Fai qualcosa e se proprio sei così vuoto che non ti viene in mente nulla non disperare, sbagliando si impara. (mhm…potrebbe essere un valido spunto per un prossimo articolo: le frasi effetto e non invasive).

7) Bellicapelli.
Il fatto che tu ti senta figo con la pettinatura all’ultima moda che ti ha fatto il barbiere, per quanto ti senta il testimonial incompreso di l’Oreal Paris o il protagonista dello spot della Pantene, non vuol dire che tu stia bene. Diciamoci la verità,quella pettinatura lì, il tuo caro barbiere la fà un pò a tutti. Forse non hai i capelli che vorresti ma mettiti in discussione. Chiedi il parere delle poche donne che ancora ti rivolgono la parola, anche se si tratta di tua mamma o tua zia, anche se ti sembra che non capiscano un cazzo sono pur sempre donne. Non ostinarti a stirare i capelli perchè sono ricci, a portarli lunghi perchè ascolti rock e fà diverso, o a ingellarli a mò di ananas perchè a Daniel Craig stanno bene e fà figo. Ciò che ti sto per dire ti sembrerà molto banale ma non lo è e rimane terribilmente sottovalutato: alle donne piace l’effetto naturale, il sesso femminile è molto critico nei confronti della qualunque e probabilmente la prima cosa che noteranno guardandoti (a meno che tu non abbia il fascino maledetto di Jhonny Deep) è che sei innaturale se hai cercato di costruirti il circo Orfei in testa. Quindi cerca di essere più naturale possibile, prova diverse pettinature e soprattutto se il testosterone ti sta formando la lopecia come gli ufo nei  campi di grano, rasati! A guardar bene, la maggior parte delle donne sono attente in generale ai particolari, quindi i capelli sarebbero l’ultimo dei problemi se ti cospargi di colla e ti butti nell’anta buona dell’armadio o se ti tagli le unghie solo in luna calante, ma io non sono ne il tuo fashion blogger ne il conduttore de “il brutto anatraccolo” quindi questo è un altro discorso (o un possibile argomento di un altro post).

8) I drink.
Mettiamo in chiaro una cosa: o esci per bere come se non ci fosse un domani o esci per trombare. Se sei tra quelli che credono ancora che le due cose vadano a braccetto, smettila, non è così. Non puoi pretendere che quello che ingurgiti abbia lo stesso effetto che ha si di te anche sulla gente.
Innanzitutto le dosi: se bevi troppo, per quanto il tuo fegato chieda pietà, avrai comunque la netta sensazione di sopportare l’alcol come Wolferine sopporta le pallottole. No cazzo, tutti hanno un limite e nella stragrande maggioranza dei casi se sei bravo a renderti conto di averlo raggiunto stai già parlando come se avessi una palla di pelo di gatto appoggiata sulla lingua. A meno che la tua preda non sia altrettanto ubriaca e quindi finirete per vomitarvi addosso a vicenda, si accorgerà della tua simpatica parlata che la porterà a pensare che o non sai ciò che dici oppure che sei semplicemente troppo nella media per riuscire a parlarle da sobrio, e anche se tu riuscissi a tirare fuori il miglior discorso della tua vita crederà comunque in cuor suo che sia stato per effetto dell’alcool e che tu in realtà non ne saresti capace altrimenti.
Non meno importante: di qualunque porcheria ti piaccia sbronzarti ricordati che ha un odore, nel migliore dei casi riconoscibile, nel peggiore dei casi pessimo o disgustoso. Per l’odore riconoscibile devi solo tenere a mente che alla domanda “hai bevuto?” il tuo “no” potrebbe essere meno credibile della sessualità etero di Malgioglio. Per l’odore cattivo è un casino. Molti superalcolici gettonati dai duri come whisky, rum, sambuca ecc. emanano un odore tra il pelo bagnato di cane e sedili di stoffa umidi, leggermente fastidioso soprattuto se stai parlando vicino a qualcuno, e con la musica alta vien da sè che vicino ci devi andare per farti capire (ovviamente se hai mangiato a cena una pizza marinara non è che “forse meglio il whisky dopotutto”, è più: “forse meglio che  ci parli la prossima volta dopotutto”).

9) Ogni riccio un capriccio.
Ogni donna è a se. Due tette non accomunano ogni essere umano di genere femminile. Se l’approccio tentato nel ’92 ti aveva fruttato una limonata dura, non vuol dire che sia quello giusto in quell’occasione. Ogni donna per quanto steriotipata è a sè. O perlomeno deve poterlo credere. Con discrezione, cerca di riportare il sangue in circolo anche nel resto del corpo, distogli lo sguardo dalle forme e cerca di capire che tipo di vestiti porta, quali potrebbero essere i suoi interessi e cosa potrebbe infastidirla. Raccolte le informazioni formula delle frasi sensate, anche qualcuna di scorta e che spazzino su diversi argomenti che possano interessarla prima di lanciarti come un avvoltoio sulla carcassa di un animale nel deserto. Che tu ci creda o no,  per quanto tu possa partire da una posizione di svantaggio, sono i primi 30-60 secondi a fare veramente la differenza tra un “diamogli ancora 1 minuto per vedere dove và a parare” e “da dove è uscito sto coglione”.

10) Argomenti.
Se sei arrivato fino a qui e hai seguito buona parte dei punti come un bravo chirichetto il primo giorno di servizio probabilmente il mondo femminile ti sta dando di nuovo una chance e coraggio e ascelle pezzate permettendo sarai arrivato a scambiare quattro chiacchere con una povera malcapitata. Apri bene le orecchie: per quanto la storia dell’ultima sbronza con i tuoi compagni di merende sia entusiasmante per te e i tuoi amici non è in realtà affatto interessante. Come non lo sono gli aneddoti su altre donne, la disperazione per la squadra del cuore che ha appena perso, l’elenco delle bevute della serata e nemmeno e sopratutto le barzellette. No no no e ancora no. Se le interessi non ti vuole ascoltare ma vuole parlarti di sè. Se non le interessi non ti vuole ascoltare e basta. Buttala sulla simpatia se puoi, ma se i tuoi amici non ridono mai alle tue battute meglio che parli di qualcosa che possa coinvolgerla o se è con amiche che possa coinvolgere tutte. A questo punto nella tua testa è scattata una lampadina: “da dove venite?”. No niente interrogatori. Una domanda, al massimo due, è lecito, ma al “quanti anni hai” o “come mai qui” hai già perso. Game over. Finito i gettoni.
Usa il trucco dello stordimento (no niente botte in testa). Una raffica di tre cose senza che abbia il tempo di rispondere.  Parti cercando di immaginare che sei di un altro pianeta, è la prima volta che vedi un essere umano e dopo esserti presentato chiedi la prima cosa che ti viene in mente guardandola (no, “ti tromberei” non è cosa). Ora che l’hai scombussolata con una domanda strana hai attirato la sua attenzione, prosegui facendo un apprezzamento su di un suo accessorio (scarpe, borsa, ciondolo) a costo di sembrare gay, e concludi con un apprezzamento non scontato su di lei (se ha gli occhi azzurri, complimentati per il naso, se ha le tette come due meloni Jamaicani complimentati per le fossette sulle guance, insomma hai capito). Ta-ta-ta. Stordita. Ora l’hai spiazzata con una domanda e due affermazioni. Da qualcosa dovrà pur partire a risponderti. Nel frattempo, a meno che sia preparata, ora è lei  in imbarazzo, e tu hai tutto il tempo per pensare a come continuare il discorso dopo, prova perlomeno a fingere interesse nelle sue risposte, chiudi la mascella e cerca di non assomigliare a Homer Simpson mentre pensa al cibo. Buona fortuna.

Il post ha preso una piega fin troppo seria, è e rimane un articolo ironico e non sostituisce il consulto di un medico (che non c’entra ma mi piace sempre dirlo). Sei arrivato a leggere fino a qui, e a meno che tu abbia saltato tutto credendo di trovare il consiglio finale, questo mi dice che non avevi nulla da fare oggi oppure sei veramente disperato. In ogni caso ti meriti (sia che tu sia disperato o abbia saltato alla fine del post) una conclusione degna di quei libri sul successo e l’autostima che normalmente terminano con una citazione che ti dovrebbe far pensare:

“Fare o no fare. No c’è provare”. Yoda.
(no alle donne, solitamente non piace Star Wars)